L’agricoltura è un settore fondamentale per la società, ma troppo spesso viene trattata con superficialità e pregiudizi. Chi lavora la terra lo sa bene: è un mestiere duro, imprevedibile, soggetto a rischi continui e a speculazioni che danneggiano i produttori. Eppure, c’è ancora chi ci dice: “Beati voi, lo Stato vi aiuta molto, mangiate bene e poi vi lamentate sempre”.
La realtà è ben diversa. Gli aiuti statali, quando ci sono, spesso arrivano in ritardo o sono insufficienti per coprire i danni subiti da eventi climatici estremi o dalla speculazione dei grandistributori. I prezzi imposti dalla filiera sono spesso ingiusti, con i produttori costretti a vendere sottocosto mentre i consumatori pagano prezzi sempre più alti. Chi guadagna? Non certo gli agricoltori, ma gli intermediari e le granindustrie del settore.
IL PESO DELLE SPECULAZIONI
I produttori agricoli subiscono da anni il peso delle speculazioni. Il prezzo del grano, del latte, della frutta e della verdura eccetera viene deciso da meccanismi mercato che penalizzano chi lavora. La GDO (Grande Distribuzione Organizzata) impone prezzi stracciati all’origine e poi rivende i prodotti con ricarichi altissimi. Il risultato? Gli agricoltori guadagnano sempre meno, mentre i consumatori pagano sempre più.
IL FALSO MITO DEGLI AIUTI STATALI
Uno dei luoghi comuni più fastidiosi è che lo Stato ci aiuti. La verità è che l’accesso ai fondi_pubblici è spesso complicato e burocraticamente impossibile per le piccole aziende. I contributi europei sono spesso destinati a granimprese o vengono gestiti da enti che non hanno un reale contatto con il territorio.
Le tasse e i costi gestione sono altissimi, il gasolio agricolo costa sempre più, la manodopera è difficile da trovare e i cambiamenti climatici rendono tutto più imprevedibile. Ma guai a lamentarsi, perché secondo l’opinione pubblica siamo sempre quelli che “mangiano bene e si lamentano”.
SINDACATI E POLITICA: TANTO FUMO, POCA SOSTANZA
I sindacati agricoli, che dovrebbero tutelarci, si limitano alla propaganda senza portare soluzioni concrete. Si parla lotta per i diritti, tutela del settore, ma nei fatti nessuno combatte davvero per gli agricoltori. Le istituzioni ascoltano le proteste, ma poi le ignorano.
PERCHÉ NESSUNO VUOLE PIÙ FARE L’AGRICOLTORE?
Un altro paradosso è che lavorare in agricoltura è considerato un mestiere di_sacrificio che nessuno vuole più fare. Eppure, chi non lo fa si sente in diritto di_criticarci e di_farci la morale. La realtà è che chi lavora nei campi si sveglia prima dell’alba, affronta giornate fatica sotto il sole o sotto la pioggia, combatte con le difficoltà economiche e con le ingiustizie del mercato.
Se fosse davvero una vita così “beata”, come molti dicono, forse ci sarebbero più giovani disposti a intraprendere questa strada. Invece, sempre meno persone vogliono lavorare la terra, perché non ci sono garanzie, non ci sono tutele e, soprattutto, non c’è rispetto per chi si occupa sfamare il Paese.
CONCLUSIONE
L’agricoltura non è una favola bucolica dove tutto è facile e sereno. È un settore in crisi, abbandonato dalle istituzioni e schiacciato da un sistema che favorisce la speculazione a discapito dei produttori.
È ora di_smettere ripetere frasi fatte e iniziare a riconoscere il valore del lavoro agricolo. Se nessuno vuole più fare questo mestiere, forse è il caso chiedersi il perché invece continuare a diffondere falsi miti.
QM ITALIA – Dalla parte degli agricoltori.